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Giocatori ed ex, ultimo saluto a Mimmo

Chiesa gremita per i funerali dell’allenatore Trivelli: l’omaggio di Capone, Bonvecchio e gli altri

CHIETI. Nella chiesa di Madonna degli Angeli sono riunite generazioni di ragazzi cresciuti insieme a Mimmo. «Ha allenato anche a te?», domanda un ex giocatore. «Certo, a chi non ha allenato? Mimmo ha cresciuto tutta Chieti», risponde un altro.

Ieri pomeriggio in tanti hanno dato l’ultimo saluto a Mimmo Trivelli, il 60enne allenatore di pallacanestro morto martedì, all’ospedale teatino, dopo una lunga malattia. Molta la commozione tra quanti lo hanno conosciuto in tutti gli anni passati insieme.

Ai suoi funerali, celebrati da don Roberto Miccoli, c’erano tanti personaggi del basket abruzzese. Dal campione teatino Claudio Capone, scoperto e cresciuto da Trivelli, agli ex giocatori della Rodrigo Chieti, tra cui Cesidio Di Masso, Filippo D’Ottavio, Stefano Pizzirani e Giacomo Rossi. Presente anche l’ingegnere Ulrico De Cesare, storico dirigente della pallacanestro teatina.

Non poteva mancare nemmeno il coach Nino Marzoli, altro pezzo di storia del basket cittadino, al quale Trivelli ha fatto da viceallenatore negli anni d’oro della Rodrigo e della Birra Moretti. C’era Gigi Bonvecchio, l’ennesimo campioncino cresciuto dallo scopritore di talenti. E poi Enzo Milillo, presidente del Magic Chieti, e Mario Di Marco, l’allora presidente del Cus Chieti femminile con il quale Trivelli scrisse la storia del basket regionale, diventando il primo coach abruzzese a vincere un trofeo nazionale (la Coppa Italia di A2 nel 2006).

Su Facebook lo ha ricordato anche il campione teatino Stefano Mancinelli della Fortitudo Bologna. E i dirigenti della Lega Basket femminile lo hanno salutato così: «Mimmo era un amico, ma prima ancora una persona buona. Sempre sorridente, anche quando la vita non gli riservava rose e fiori, sempre pronto a raccontare del suo rapporto speciale con il basket. Mimmo sapeva unire talento, tecnica e fantasia, ma sopra ogni cosa aveva la capacità di tirare fuori il meglio da coloro che, non a caso, diventavano i suoi giocatori. Ci ha lasciati “orfani” del suo buon umore, della sua risata inconfondibile, di quel modo che aveva di accarezzarsi la testa alla Marlon Brando nel film “Apocalypse Now”. Ci ha lasciati a 60 anni, improvvisamente. Ci mancherà Mimmo, mancherà al basket la grande umanità del suo essere professionista».

L’amore per la pallacanestro non l’abbandonerà mai. Gli amici hanno lasciato nella bara una piccola palla da basket e lo hanno vestito con una tuta. Così potrà allenare ancora, da qualche parte.

Giammarco Giardini

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Pubblicato su Il Centro